Siena: la rotta e la direzione. Il commento di Eleonora Mainò

 

 

Il commento di Eleonora Mainò:

Le considerazioni a posteriori del Palio di Provenzano segnano alcuni punti certi. Il primo è Scompiglio. Non aveva mai negato di volerci riprovare, molti durante l’inverno si erano chiesti se a fronte del cappotto qualcuno si sarebbe deciso ad invitarlo nella stanza dei bottoni. Giustamente non sapremo mai (perché il bello del Palio è quello che rimane e deve rimanere segreto) se è stato convocato o no, se abbia rifiutato l’invito o se nessuno mai gli abbia mandato un maggiordomo, certo è che ha mantenuto quell’isolamento che lo contraddistingue, certo è che dopo la doppia vittoria dello scorso anno le sue “contrade aperte” sembrano essere rimaste le stesse. Per lui parlare di strapotere non è il termine giusto. Si tratta di stravittorie piuttosto ottenute con una serie di fattori notevoli, il primo fra tutti la continuità in Piazza del Campo, cosa che lo differenzia dagli altri big spesso. Di sicuro è uno che crea precedenti scomodi, l’esempio di Preziosa Penelope è sufficiente.

Certo conta anche sulla fortuna ma sa che non basta, come lo sanno tutti. Magari è la fortuna a metterlo in situazioni che gli altri a volte preferiscono non cogliere o rischiare, poi però le valorizza al meglio, il che non sempre vuol dire vincere, ma lottarsela. Anche con Sarbana pare sia andata così. Ecco Sarbana, vedere i suoi parziali fa desiderare di vederla ingarellarsi proprio con Penelope, magari anche con Morosita, sperando che la combinazione tra l’età della regina di Montalbuccio e le esclusioni subite non ci tolga il privilegio di rivederla ad altissimi livelli. E’ abbastanza asintomatico nel Palio di oggi vedere il predominio della femmine (che spesso i più scansano), poco prima di loro era stato il momento di Fedora. Cavalle speciali, a volte irruente in certe manifestazioni, basta pensare ai “penni” di Penelope che nulla tolgono al suo valore però, segno che forse i cavalli davvero buoni, quelli di testa e polmoni e zampe sono gestibili e vincenti anche se femmine, anche se con qualche piccola esuberanza del carattere; in questo gruppo poteva rientrarci anche Quadrivia forse, che però farà la mamma adesso.

Ma a prescindere da questa schiera di super ragazze, questi sono i famosi cavalli boni, quelli che a volte possono anche non vincere perché ci influisce tutto in una vittoria, la stalla, la condizione, l’annata fatta, la mano che li manda, ma di certo intanto regalano la gioia del salto durante l’assegnazione. Sarebbe bello immaginare un Palio in cui poterli confrontare tutti, i cavalli boni, per tentare di creare una scala, altrimenti continuando così si creano solo mostri da record che poi subiscono le strategie. Ma alla fine il vero dolore non sta nell’applicazione delle strategie, no, quelle fanno parte di noi, il dolore sta nell’aspettare quegli squilli di chiarina prendere chissà chi e gioire magari due ore dopo quando arriva il fantino, perché lui ci ha prescelti.

Eleonora Mainò

Credito fotografico immagine estesa: Gemignani ph.

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