Ferrara. Stefano Negrini: San Giacomo andata e ritorno.

Il Verrocchio 14/0/7/2017
Le parole di uno dei protagonisti del Palio di Ferrara degli ultimi 30 anni raccolte a mandato terminato. Le vittorie di San Giacomo, i ricordi e L’ interpretazione del Palio e del ruolo di Capitano.

Stefano Negrini è il “pensionato” d’oro del Palio di Ferrara, Capitano degli ultimi tre trionfi in 6 anni di San Giacomo, una vita legata alla Contrada e alla pallavolo. Due mondi apparentemente distanti, apparentemente uno la negazione dell’altro.
“In apparenza, appunto, perché nello sport come nel palio l’elemento umano è fondamentale, che si parli di allestire una squadra, che si parli di fare un Palio sempre di confronto e scambio tra persone si tratta, fondamentale è cercare di capirle per individuare che tipo di Campionato o che tipo di Palio puoi fare o stai facendo” .
L’importanza del Palio di Ferrara negli ultimi anni è cresciuta ma rimane forte il confronto e la contemporaneità con Legnano che, cavalli esclusi, porta via da Piazza Ariostea i nomi dei grandi big; come si costruisce un Palio sapendo già di non poter scegliere in assoluto per primi?
“Si costruisce, continuando il paragone con lo sport, e soprattutto col mio, la pallavolo, come un campionato di “promesse” scegliendo il top tra i disponibili. Il Palio a ingaggio in questo senso ti dà il vantaggio della scelta del cavallo; da lì inizia tutto, quello è il passo determinante per iniziare bene, investire sul soggetto scelto, sempre tenendo ben presente che per noi e’ impossibile competere con gli ingaggi legnanesi ai fantini. E per poter disporre del miglio cavallo ci vuole uno staff capace di cercarlo prima e di portarlo avanti poi quando sotto Palio il cavallo è nella nostra stalla, un buon veterinario, una Contrada che si sente partecipe e poi, soprattutto, ci vuole la forza di sbagliare da soli. Infine il fantino; quello è la scelta finale, determinato ma pronto a rischiare, voglioso di fare bene ma non esclusivamente proiettato sulle dinamiche di Piazza del Campo, ci vuole quella giusta via di mezzo a Ferrara di chi ancora non è troppo in alto, ecco quello è l’uomo da mettere a bordo del miglior mezzosangue. Inutile nascondere che la conta sul famoso ed ipotetico giro su “chi deve vincere dove” lo seguiamo tutti ed anche con attenzione ma bisogna essere svegli e fortunati nel non caderci in trappola.”
Ferrara non solo vive la concomitanza con Legnano ma anche con l’estrazione di Siena, quanto è influente il peso delle trifore?
“Lo è nel senso che  se ipotizziamo ( come accade spesso) che gli otto fantini di Legnano siano già a cavallo per il Palio di Luglio, in piazza Ariostea in 8 si giocano due posti, per cui bisogna essere attenti nell’individuare l’uomo che ha bisogno del trampolino di lancio per Siena e bravi nel fargli trovare condizioni vincenti senza però diventare un passaggio per arrivare sul tufo. “
Il percorso di Negrini è stato quello canonico all’interno di San Giacomo, dai primo secchi portati nella stalla al ruolo di mangino fino a diventare Capitano “non avrei mai pensato di farlo, sono un non diplomatico per eccellenza, uno che spesso si incammina su percorsi di rottura”.
Tantissimi i momenti vissuti a stretto contatto con tanti dei personaggi degli ultimi 30 anni  di Palio, uno su tutti che nel tuo cuore e nella tua  memoria non solo di contradaiolo e capitano ma anche di uomo che ha un posto speciale c’è ?
 “Massimo Donatini, il fantino dei primi successi da mangino e l’uomo che, una volta diventato Capitano ho chiamato per primo. I nomi poi sono tanti, come tante sono state le vittorie di San Giacomo in questi anni, Caria, Canu, Scaglione, Blanco, Andrea Mari (quando ancora doveva diventare il big che è oggi) fino ad Alessio Migheli e a Massimo Columbu. Con ognuno di loro San Giacomo, e di conseguenza anche io, ha percorso un cammino, la forza della nostra Contrada è stata forse quella di capire che quando si vince un rapporto puo’ essere anche temporaneamente chiuso, messaggio che non che non è sempre semplice da trasmettere in tutte le situazioni. ”
C’è un cruccio, un fantino del desiderio a cui non sei riuscito a mettere la giubba gialloblù?
“Silvano Mulas, un talento vero, un animale da Palio, ma credo di essere in buona e numerosa compagnia in questo sogno, credo che chiunque lo abbia visto correre abbia desiderato mettergli i propri colori addosso.”
Il vostro Palio, oggi guidato nella carica istituzionale più alta dal tuo ex presidente Stefano di Brindisi, il primo di estrazione contradaiola, sta trovando sempre più una sua dimensione, rimane il pericolo latente che anche Legnano si converta ai mezzi, cosa potrebbe accadere a Ferrara?
 “Di sicuro cambierebbe il volto del Palio, ma voglio essere fiducioso, confidando sia nei proprietari e nelle scuderie e anche nei fantini, Ferrara rimane comunque l’unico Palio a corsa secca e con rincorsa, dove a differenza di alcuni casi di Legnano  comunque non sono le Contrade proprietarie dei cavalli; potremmo tremare ma non credo a un crollo di interesse anche se dovessimo competere con Legnano per aggiudicarci i migliori soggetto disponibili. “
 Se tu dovessi racchiudere tutti questi anni trascorsi nell’ingranaggio Palio in un insegnamento ricevuto da questa esperienza cosa diresti?
 “Che il Palio si deve cercare di non subirlo, anche quando non vinci devi sempre poter mettere a frutto qualcosa e che un bravo dirigente deve lasciare alla sua Contrada in eredità dei crediti nel Palio.”
Stefano, il Capitano è il ruolo dei ruoli, quello che molti bambini sognano di diventare da adulti, tanti dicono che “capitani si nasce e lo si è per sempre”
“Per essere un buon Capitano bisogna avere determinate caratteristiche, ma non penso che si nasca Capitano e lo si rimanga per sempre, si nasce contradaioli e si rimane uomini di popolo. Per sempre. “

Eleonora Mainò

Foto d’archivio Borgo San Giacomo

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