Bientina. La storica vittoria di Villaggio

Il Verrocchio (Eleonora Mainò): Bientina 17/07/2017

Il Palio di Bientina compie il giro di boa della venticinquesima edizione regalando la vittoria alla Contrada Villaggio, la prima della storia del Palio, un evento simbolico quasi che traghetta la cittadina e il Palio di San Valentino all’appuntamento straordinario della carriera di fine agosto. Quest’anno la piazza appariva ancora più bella, se possibile, grazie al lavoro di tutte le maestranze del Seggio, instancabile più di sempre, un team da far invidia a tante piazze, guidato con forza da Angelo Vincenti, uno che evidentemente sa come trascinare nella propria passione tutti i ragazzi, giovani, giovanissimi e meno giovani che mettono in piedi la macchina organizzativa di Bientina.

Si corre tuttavia a buio. Una volta allungati  i tempi della seconda batteria si dilata in maniera esponenziale il tempo del Palio, difficile ricostruire il perché sia accaduto, difficile farlo perché fino ad un certo punto la lotta (giusta) è stata tra l’obbligo del mossiere, Davide Busatti, di cercare l’allineamento perfetto e la strategia messa in atto dalle Contrade; da un certo punto in poi, forse, si è  perso il filo rosso del canape, vuoi per la difficoltà di alcuni cavalli, vuoi per qualche atteggiamento ostinato. Forse, qualche richiamo più repentino, avrebbe cambiato la situazione: forse.

A Bientina la selezione è alla mossa, poi ci sono le curve ad alzare ulteriormente l’asta di una pista bella ma complessa. La prima batteria del pomeriggio è un anticipo della finale, lotta Adrian Topalli su San vittore per Puntone ma in finale vanno Santa Colomba  e Viarella, la prima con Pusceddu e Qui Pro Quo che qui sembra un poco in sofferenza per le caratteristiche della pista e la seconda con Dino Pes e Ondina Prima, la coppia uscita vincitrice lo scorso anno, due le cadute in batteria, Guerrazzi e Centro Storico.

Ma è la seconda batteria dove il pomeriggio Bientinese trova l’impasse. Più di un’ora di mossa, tantissime partenze false, fino in fondo non si riesce mai a trovare l’allineamento, ne manca sempre una di contrade dritta, fin quando non si parte e Quattro Strade rimane al canape. Conduce la batteria Cilecchio fino alla caduta di Siri poi prende la testa Villaggio, dietro la batteria degli scossi vede la supremazia del cavallo di Forra che si aggiunge alle finaliste. Il tracciato di Bientina è noto per essere uno dei più complessi in assoluto, dove cadere è probabile e dove la serie di curve mette a dura prova la gestione del cavallo in corsa, Bientina è un Palio a cui molti rinunciano, sia big che giovani, per la troppa vicinanza con la carriera dell’Assunta e il pericolo di infortuni; costanti tra i nomi più noti sono solo le presenza di Pusceddu e Pes, due che potrebbero forse permettersi di non esporsi qui, ma che ci sono sempre e sempre lottano per la vittoria, pur consapevoli dei possibili rischi. A loro due va riconosciuto il coraggio di rischiare di sporcarsi della terra di Bientina, come accaduto ieri.

Ma in assoluto, come è giusto che sia per il vincitore, il volto della corsa di ieri è quello di Andrea Chessa insieme a Quattro Mori. Nappa II per tutta la durata del lungo canape della seconda batteria e della finale non si toglie mai di dosso la maschera segnata da un sorriso beffardo. Difficile capire da che parte voglia stare, di sicuro l’intento principale è quello di mantenere calmo e meno affaticato Quattro Mori, di sicuro cerca di sfruttare poi in corsa le difficoltà incontrate dagli altri come la caduta per Cilecchio. In finale poi non si sbilancia, sembra non ascoltare le sirene degli altri pretendenti alla vittoria, anzi osservando i fotogrammi della mossa da dietro quasi si attarda sul tempo di partenza facendo scorrere gli altri. Davanti nella testa della corsa le cadute di Santa Colomba e di Viarella gli permettono di mettere il turbo, ad ogni passaggio Quattro Mori è sempre più sicuro nel galoppo, affronta le curve in testa con agilità fino allo scoppio del mortaretto, quando ormai è buio e Chessa, al secondo successo dell’anno dopo Bomarzo e dopo una ottima stagione in Provincia, porta il cencio per la prima volta al Villaggio. Lo ha premiato la calma dimostrata durante l’attesa della mossa e un affiatamento  straordinario con il suo Quattro Mori, ad osservarlo, tranne appunto il sorriso beffardo era impossibile intuire che tipo di gioco avesse in mente di fare, sempre impassibile e con lo sguardo dritto;  Chessa è uno di quei fantini da cui ci si può aspettare tutto, forse ci ha semplicemente “ingannati” ed aveva già in mente, contando anche su quel pizzico di fortuna suggerito dalle cadute dei colleghi, un piano perfetto tinto di verde e nero.

Credito fotografico : GF LA TORRE

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