Bientina, il Palio Straordinario. Il racconto attraverso le voci dei protagonisti

Il Verrocchio (Johara Camilletti): Bientina 31/08/2017

Domenica 27 agosto non abbiamo visto soltanto un palio. Abbiamo vissuto un pezzo di storia della comunità di Bientina, abbiamo vissuto la favola di Adrian Topalli, abbiamo vissuto le emozioni di una contrada e del suo capitano che non ha mai smesso di credere che questo palio poteva essere suo e che Adrian fosse la persona giusta.

Ci sono diversi elementi che ci danno la misura di quanto questo palio sia stato straordinario. Ve lo vogliamo raccontare attraverso le voci dei protagonisti.

IL CENCIO
Partiamo da Matteo Nuti, il pittore del cencio del Palio straordinario. Durante la serata di presentazione mi ha raccontato la genesi del cencio. “Rigiravo la cartina di Bientina tra le mani. A un certo punto ho notato che la piazza, vista da una certa prospettiva, somigliava alla testa di un cavallo. Ho deciso di lavorare su questo aspetto e valorizzarlo”. Gli ho chiesto poi quali fossero le emozioni in gioco. La carriera ha portato Nuti a Milano e Roma, non ha vissuto la contrada ma sa cosa significhi toccare le emozioni di una città: “Quando realizzavo il cencio sapevo che sarei andato a colpire la sensibilità delle persone, avrei realizzato qualcosa di significativo per la mia città, per la mia gente”.

LE ISTITUZIONI E LO STAFF
E il cavallo torna. Lo fa nelle parole del sindaco Dario Carmassi con cui ho avuto uno scambio pochi minuti prima dell’inizio della finale: “Il cavallo è un animale magico. Riesce a emozionare, attira su di sé l’attenzione di un paese intero. Vedere i cavalli che corrono in piazza, osservare i bambini che indossano i colori delle contrade è un’emozione unica. Le contrade cresceranno ancora grazie a ciò che le persone hanno costruito in questi anni”.

Il sindaco indica poi i ragazzi dello staff.
“Vedi questi ragazzi con la maglia amaranto? E’ incredibile quello che riescono a fare. Prima era difficile rendersi conto di quanti erano, ma quando li vedi all’opera sul percorso, tutti con la maglia, capisci che c’è un’organizzazione di tutto rispetto”.
C’è poi chi, quella maglia, non la porta mai. E’ il caso di Angelo Vincenti, anima del Palio di Bientina. Se andate a Bientina nei giorni prima del Palio lo troverete a torso nudo a montare la pista con i ragazzi. Le sue parole più significative sono racchiuse nel video “Tra ricordi, speranze e persone indispensabili” che abbiamo pubblicato nei giorni scorsi sulla nostra pagina Facebook.

Emanuele Brogi ci aveva invece regalato le sue impressioni in altri momenti, anche con un prezioso vademecum. Prima del palio gli avevo chiesto se questo palio rischiava di essere vissuto con meno traporto, alla fine era la prima volta anche per loro. E forse per certi aspetti è stato un palio più intimo, almeno per come l’ho percepito. L’assessore al Palio però ha detto: “Credo che quando i bientinesi rivedranno le bandiere sventolare e il paese vestito a festa, le emozioni e la voglia di vincere si riaccenderanno in un attimo”. Aveva ragione.

I PROTAGONISTA DELLA CORSA

Ho avuto il piacere di scambiare due parole con il capitano Giacomo Cai che ho raccolto in un’intervista uscita oggi su La Nazione di Pontedera. Quello che è emerso, oltre a una forte emozione, è stato senz’altro il legame forte e sincero con Adrian Topalli: “Adrian ha vinto questo palio con il cuore e la forza, era arrivato alla corsa in splendida forma e con tanta voglia di vincere”. Ogni fantino vuole vincere, direte. Eppure in questo caso la differenza è palese. Adrian voleva vincere PER loro, CON loro. I proprietari di San Vittore appartengono alla contrada del Puntone, per questo si tratta di una vittoria “di famiglia”.
La storia di Adrian cresce, si arricchisce palio dopo palio ma i pareri su quest’uomo sono ogni volta unanimi: “Seguivo Adrian da tempo, aveva già montato per noi e quando ho saputo che il capitano Denise Cei della Torre a Fucecchio lo aveva scelto ho voluto complimentarmi con lei perché aveva osato quando nessuno fino ad allora lo aveva fatto. Non so cosa aspettavano i fucecchiesi a far esordire uno come lui, capace e serio. Un grande allenatore ma anche un grande fantino”.
La fiducia e la convinzione di capitan Cai non sono mai venute meno, nemmeno dopo la vittoria della rivale lo scorso anno o le difficoltà di luglio. “Addirittura fu Adrian- racconta Cai- a fare un passo indietro, c’è stato un momento in cui ci ha detto che questo palio dovevamo vincerlo a tutti i costi e se lui non poteva farlo era pronto a mettersi da parte. Non l’ho neanche ascoltato, ho confermato la mia decisione di riporre ancora fiducia in lui. E lui che ha fatto? Ha vinto”.

Subito dopo la vittoria Adrian Topalli era sulle spalle di uno dei contradaioli, era visibilmente emozionato. “Volevo vincerlo questo palio, soprattutto per il rapporto particolare che c’è con la contrada. Quando ho visto che avevo la rivale in batteria ho pensato subito al peggio, poi per fortuna è andata bene. In finale poi era davvero difficile fare previsioni, tutti noi che eravamo al canape avevamo la possibilità di vincere. La pista di Bientina però è un caso a sé, non conta se parti in testa, servono altre caratteristiche per vincere”.
E mi viene da pensare che questa vittoria di Topalli sia come il cencio di Matteo Nuti. Per trovare qualcosa di straordinario devi guardare le cose da un altro punto di vista.

Johara Camilletti

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