Io, Andrea lo stesso.

Andrea Mari ha appena superato un bivio importante della vita, i suoi 40 anni compiuti alla fine di una  stagione in cui si è visto meno in fatto di risultati ma durante la quale si è parlato molto di lui .

“Non rinnego nulla; è stata comunque una  annata importante che mi ha portato ad aprire il 2018 con una  grande novità per me, se questo nuovo anno sarà una  stagione brillante della mia vita sarà anche grazie all’anno che lo ha preceduto, se non lo sarà vuole dire che a parte il numero finale, dal 2017 al 2018 non sarà cambiato nulla”.
Brio, da sempre, è uno di quei personaggi che sta lontano dalle recriminazioni, uno che si aggrappa a poche scuse,  che difficilmente separa l’uomo dal fantino e  che affronta la professione sfidando se stesso, lo dice apertamente “corro contro di me, corro su di me, ho bisogno di prove, di stimoli, di emozione e fantasia, forse durante questa stagione mi è mancata questo, difficilmente oggi nel Palio la fantasia si trova, manca il guizzo, quel pizzico di genialità che scombina le cose, si vive un Palio piatto, dove tutto rimane controllato, schematizzato, forse avevo bisogno di una nuova esperienza per cambiare questo tipo di lettura della situazione”.

La nuova avventura è un fidanzamento di quelli importanti, senza se e senza ma, da dicembre ufficialmente Andrea Mari detto Brio è il fantino della Nobile Contrada del Bruco. Un passo che va a segnare una nuova fase della sua carriera in maniera forte col giubbetto a cui, dal passato agli anni più recenti tutti i grandi si sono prima o poi legati.
“Nasco fantino di Contrada, da sempre è qualcosa nelle mie corde perché sono uno che di carattere sposa le cause, se mi prendi per il verso giusto, se i rapporti mi sembrano chiari e schietti, io sono dalla tua parte; certo il Bruco non me lo aspettavo, sono sincero. Niente parte normali rapporti con la loro dirigenza mi faceva pensare a una  proposta del genere; ci vedevamo come si vedono le dirigenze ed i fantini, ma più per prassi che per reali rapporti o per progetti e forse questo ha fatto scattare quell’unità di intenti che nasce quando non ti chiedi subito qualcosa.Questo  è un momento fondamentale della mia esperienza perché ho la possibilità per la prima  volta di respirare in fatto di scelte, di avere una  certezza alle mie spalle con la consapevolezza che viaggeremo sulla stessa linea d’onda : fare al meglio per Brio e per il Bruco. Non la voglio nascondere la mia contentezza, questo è un popolo storico, grande, e se ho fatto un passo così l’ho fatto perché so chi sono, so quanto vale Andrea Mari e so che sarà una bella storia la nostra”.

Com’è il Capitano del Bruco?
“E’un Brucaiolo e parla da Brucaiolo.”

C’entra qualcosa, Palio a parte, questa decisione con lo scatto di un ‘età matura o è arrivata ora perché prima non c’era mai stata occasione o necessità?
“Fino ad un certo punto, certo dal punto di vista della carriera è una risposta piena, consapevole, decisa; nel passato, e parlo della Civetta, dico che non c’era mai stato bisogno di mettere delle firme tra noi, lì iniziò subito di gran carriera il rapporto, con la vittoria e da lì è venuto tutto naturale, un legame forte, anche personale, non c’era stata l’esigenza perché sono state strade che si sono unite da subito senza che nessuno avesse voglia di fare altrimenti. Poi poteva succedere altrove di diventare fantino di Contrada ma per un motivo od un altro, sia da parte mia che da parte altrui non è successo.”

Andrea si racconta così, a 360°, guarda indietro all’annata appena trascorsa: “ fuori da Siena sono rimasto costante; nullo a Fucecchio, ad altissimo livello a Legnano; ma ormai è un dato di fatto, Legnano ( dove si conferma il rapporto con San Martino ndr) mi fa rendere sempre, per un sacco di motivi. Ci ho messo tanto per affermarmi ed essere credibile lì, e me lo tengo stretto perchè ci sono una serie di vantaggi che contano per me, perché si può scegliere il cavallo montando quello che è più nelle mie corde, perché la pista ci mette nelle condizioni migliori possibili per esprimersi al top. Può darsi che la componente purosangue sia un fattore importante in questa analisi di rendimento, ma è anche vero che io da allievo di Beppino ci sono cresciuto con quei cavalli e mi ci sono formato, manche magari quando non ero in grado di montarli, e con questa tipologia di soggetto evidentemente mi esprimo sempre con costanza; Fucecchio beh rimane uno scoglio, senza farci troppe supposizioni intorno, e se mi chiedi se ho intenzione di tornarci ti dico di sì, perché alla fine nonostante non sia il mio Palio, credo che difficilmente non ci sarà più posto per me in Buca, per una  serie di fattori.”

La qualità dei cavalli, partendo da Legnano ed allargando il discorso a tutto tondo nel mondo del Palio rimane un punto centrale per Brio ”mi piacciono i cavalli che vanno, per natura son un fantino che il cavallo non lo rallenta e quelli che invece non vanno o fanno più fatica mi mettono in difficoltà come del resto ad ora sono poche le piste che sento per me.Io rendo nelle piste scorrevoli, ad oggi me ne rimangono poche ed è anche per questo che in primavera affronterò la stagione con meno impegni; so di essere uno che fa la differenza quando si gioca sul serio e so anche però che siamo giudicati sulla prestazione, anche singola di una  corsa in provincia, dove spesso si corre anche in condizioni precarie di piste e strutture; e non ne ho bisogno più come prima, ne’ di creare false aspettative ne’ di andare sotto processo per una  corsa non interpretata bene, chi mi vuole vedere, le Contrade intendo, viene qui e me li porto dietro per chilometri di salita e discesa in campagna, credo sia un test più veritiero per farsi un’idea della mia preparazione e della mia condizione”.

E come ci entra in condizione Brio?
“Ci entro mettendomi contro di me, sfidandomi sempre. Nessuno ci crede ma dentro di me si nasconde un timido e mi sono sempre dovuto affrontare per vincere questo mio aspetto e continuo a farlo; mi fa fatica riconoscermi alla televisione per esempio, perché io per primo non mi vivo e non riesco a vedermi come un personaggio pubblico, in questo non sono cambiato, poi si è cambiata la mia vita, ci sono gli impegni , la dieta, ma sono uno che ha comunque bisogno di mantenere anche quelle piccole distrazioni che rendono  più piacevoli le giornate, perché sono un uomo normale e direi una  stupidaggine se ti dicessi ora che mi piace la fatica di alzarmi presto per allenarmi, che non mi pesano le rinunce, questa non sarebbe la verità di Andrea Mari. Sai cosa mi manca? Il tempo perso senza fare niente coi miei amici del cuore, che sono due ragazzi normali con lavori normali e a cui dedicarmi spesso è complicato o non è possibile come vorrei. Queste e altre sono le cose che mi fanno dire che Brio non rincorrerà la vecchiaia a cavallo per racimolare la pensione; del resto già ora son uno che costa relativamente e non ho intenzione di fare questo mestiere quando non sarò più al top per farlo. Per ora sono e continuo a considerarmi uno fortunato, che sta bene e fa il lavoro più bello del mondo e forse sono bugiardo a chiamarlo lavoro, non lo è nella misura in cui questo era quello che volevo fare da piccino e lo sto facendo, un lavoro è un ‘altra cosa, un lavoro non ti fa vivere  di emozioni incredibili come la grandezza di poter vedere la gioia nelle persone quando vinci, gli occhi dei bambini che ti guardano, il privilegio di parlare davanti a tanta gente.  Io l’ho sognato e l’ho visto il Palio dei grandi quando ero ragazzino e follemente ho anche cercato di rifarne uno, quello del Cianca su Amore nell’Onda, ma ora quel Palio non c’è più e non faccio il disfattista a dirlo, ma bisogna essere onesti, i dieci assassini non esistono più, non si trovano ne’ quel genere di big ne’ i banditi di una  volta, ora si siamo professionisti, atleti ma con meno poesia, meno improvvisazione,  troppa selezione sui cavalli, troppa tutela per poi non avere paradossalmente nessun rimborso, si sbaglia un Palio e si va sotto una  cascata di critiche che si ci possono e ci devono  stare, ma se sbaglio una  corsa il 16 di agosto e te potresti benissimo dirmi che non è poco visto che faccio questo mestiere  e divento un fantino finito, sono lo stesso che ero il 13 dato come vincente . Pensa che di quei ragazzi del 99, come ci chiamo io, siamo sopravvissuti in due, di  quelli cioè arrivati prima del 2000 e del grande cambiamento del Palio, siamo rimasti solo io e Valter (Pusceddu) , gli ultimi  veri allievi oltretutto di quella generazione straordinaria di fantini come Aceto e poi Salvatore, Beppino, Silvano.”

A 40 anni in tre battute come ti descriveresti.
“Che sono senese e il Palio ce l’ho nel sangue, mi passa attraverso come ognuno di noi che è nato qui, sono della Tartuca e questo me lo porto addosso come un onore nel mondo, e l’ho anche frequentata, ma il Palio lo volevo vivere da un’altra prospettiva, e da sempre l’ho fatto con tutto , sulle sedie, a corsa, coi barberi come si fa tutti, prima di provare a farlo a cavallo, e forse in questa mia senesità così forte ci rientra anche il terrore che ho della purga, ma chi di noi senesi non ce l’ha? Questo sono io, uno che si realizza  al galoppo nelle crete  ma ogni giorno per Brio è quello buono per continuare o quello giusto per smettere.”

C’è qualcosa, qualche prova che vorresti realizzare prima di dare l’addio, smettere i panni di Brio e rimetterti quelli di Andrea?
“Questi sono panni che non posso togliermi, sono i miei, sono io, Brio è Andrea. E si c’è la corsa da fare per ultima, quella che ora, tra luglio e agosto non posso fare; quando arriverà il giorno, quel giorno giusto per smettere, prima di farlo mi regalo di tornare a correre il Palio di Bientina. E lo vinco.”

Eleonora Mainò

Ph francesca Pierucci

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