Adrian Topalli: analisi di un vincente

Il Verrocchio (Eleonora Mainò):  06/08/2018

Questo pezzo nasce il giorno dopo la vittoria di Topalli e Quisario a Gavoi, poi si è fermato per qualche giorno, forse senza motivo, o forse un motivo c’era, aspettare la vittoria di Feltre. Questa è una breve analisi di una vicenda che sta segnando il mondo del Palio in maniera importante, con numeri e risultati che parlano da soli.
Appena due settimane dopo il successo di Bientina ecco un ‘altra vittoria per Adrian Topalli. Di nuovo primo a Gavoi con Quisario, corsa importante, su una pista considerata la più complessa della Sardegna, pista dove già l’anno passato questa accoppiata si era aggiudicacata l’alto montepremi per il primo arrivato. Si rischia di diventare ripetitivi con Adrian Topalli ed i suoi cavalli, ve lo abbiamo già detto ma a questo punto è difficile non ritornare in maniera più approfondita su questo fantino e la sua scuderia.
Nel mondo del Palio da tempo si sente dire una battuta ( che poi forse tanto battuta non è) se si fosse chiamato Topallu avrebbe già corso ovunque. Può darsi perché innegabilmente Topalli per anni ha pagato la sua origine, d’altronde per molto tempo Bartoletti stesso è stato definito ‘ il fantino di Pistoia’ per sottolineare la sua estraneità dall’area senese o sarda, figuriamoci come può essere stato l’approccio con uno straniero. Ma Topalli non ha mai mollato. Anzi più porte chiuse in faccia riceveva più preparava al meglio i suoi cavalli, sono stati infatti i suoi soggetti ad esplodere prima di lui, fortunatamente in pista quando c’è da galoppare forte tra cavalli non conta l’accento di chi li allena ma la capacità ‘ del cavallo e dell’allenatore. E piano piano ecco che la giubba rossonera di scuderia Topalli bucava sempre più ogni competizione, Palii e provincia senza distinzioni. E Adrian sempre lì, grintoso, concentrato a provarci, a provarci talmente tanto quasi da mettere da parte la speranza di palcoscenici più importanti, senza mai mancare di rispetto a nessuno, che fossero ingaggi più corposi o meno, sempre con la stessa tigna. La prima volta che lo intervistai arrivò in ritardo, era a prendere tutto il necessario per un rinfresco da sogno  da offrirci in scuderia, poi tutti gli altri incontri, spesso dopo una sua vittoria, sempre disponibile, mai superbo, col sorriso di chi sa cosa c’è dietro a un successo perché lo ha costruito col lavoro giorno dopo giorno. Il suo sorriso nella ormai storica foto del nostro Alessio Pacini durante la sua prima prova a Fucecchio con la giubba di una Contrda raccontava un sogno, realizzato quando ormai pareva messo da parte. Insieme a lui un team inossidabile, che piano piano è cresciuto nei numeri. Proprietari divenuti amici, compagni di viaggio che si sono aggiunti poi nel tempo. Tutti sempre vicino tutti a sostenerlo proprio perché , a detta loro, è lui il primo a stargli vicino e ad esserci sempre. Ma l’estate d’oro ( la seconda consecutiva ) di Adrian Topalli non si è fermata a Gavoi. Topalli, che a differenza di tantissimi, non ha ancora mai contato su ingaggi importanti ( vedi Siena) è un esempio, per chi si lamenta, per chi cerca le scuse, per chi invoca la sfortuna, monta a cavallo no frills , scende, spesso, sapessimo vince , ringrazia il suo cavallo e riparte per la meta  successiva. Quando non vince non nasconde le  arrabbiature, forse perché arriva da una vita più difficile, e vincere è sempre l’obiettivo. Appena ieri ha dominato in maniera assoluta il triangolo di Pra’ del Moro vincendo il Palio dei Cavalli per Quartiere Castello con Red Riu. Una corsa alla sua maniera, perché ormai anche di Topalli va detto che ha un suo metodo, uno per ognuno dei suoi cavalli. E anche Red Riu, come San Vittore è maturato al punto giusto, cresciuto con attenzione, preparato con giudizio, studiando gli appuntamenti uno ad uno.
Adrian Topalli se lo guardi al canape spesso sorride anche, con quell’espressione un po’ così, in cui dietro al sorriso ci leggi la grinta, ci leggi che non vede l’ora che il canape si abbassi per divertirsi.
Ecco, Topalli nonostante le difficoltà non ha mai smesso di divertirsi, di metterci l’anima anche quando nessuno  o pochi lo tenevano in considerazione. E le lacrime e il dispiacere di quest’anno a Fucecchio nei mesi successivi sono state ripagate, segno che il Palio è cattivo ma non cieco e che quando ti toglie, è capace poi di darti indietro molto.
A Feltre un collega mi chiedeva di questo accento strano di Topalli, a raccontarla la sua storia sembra sempre di varcare la soglia del fanta palio, ma non è così, è verità. Adrian Topalli, il fantino di Fucecchio, lo raccontammo così un anno per Siena TV, e lo è davvero, sempre più, un cittadino di cui essere fieri, che porta alto il nome di una città di Palio che ha cresciuto un grande fantino.Pare curioso che, senza togliere nulla a chi è già a cavallo, che ad ora ad Asti non ci sia un posto per lui, su 21 giubbe il suo nome non si è fatto; strano ancora di più se si pensa ad un Palio ad ingaggio dove Topalli non sarebbe solo garanzia come fantino ma anche come allenatore di una serie importante di cavalli. Manca di un mese al Palio di Piazza Alfieri, forse qualcosa potrebbe ancora muoversi.
Di sicuro, dopo una Fucecchio che si è svegliata tardi sull’argomento Topalli, e lo ha fatto grazie ad un Capitano donna  , il mondo dei grandi Palii, Asti, Legnano, Siena ha un grande problema di cui continuare a non accorgersi sarebbe grave, questo problema ha un nome ed un cognome: Adrian Topalli.
Eleonora Mainò

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