Il segno di un astigiano sul Palio di Asti

Dietro ad ogni corsa, ci sono una serie di storie. Storie di rioni, di uomini e di cavalli. Il Palio di Asti, suddiviso in tre batterie e finale per il gran numero di queste componenti ne porta dentro molte, di storie.

Quelle degli sconfitti prima di tutto e soprattutto di chi la finale non riesce a conquistarla nonostante i favori del pronostico, Preziosa Penelope e Caria, Tiepolo e Pusceddu.
È infatti forse la seconda batteria la chiave di volta di questa edizione. Dalla prima entrano in finale Mari e Bomario, Pes e Ribelle e con sorpresa e tenacia Cersosimo e La Via da Clodia. Dalla terza Atzeni e Umatilla, Sini con Talete Sardo e Siri con Briccona che strappa per un soffio l’accesso in finale a Zedde. Ma la seconda appunto è quella che definisce la storia di questo Palio, vuoi per l’impasse tecnico della caduta al canape, vuoi perché porta in finale Chessa con Uan King, Gessa con Portorose e Arri con Calliope. A scorrere i nomi dei cavalli della finale è chiaro un valore da subito, quello dell’allevamento da Clodia.
Mettere in fila in questi anni, ormai non pochi, i successi dei da Clodia diventa faticoso, in tutte le piazze e le piste della Provincia prima o dopo hanno lasciato e stanno lasciando l’impronta. Ad Asti ieri su 9 cavalli in finale 5 portano questo nome, un virus di qualità a cui opporre un vaccino sembra difficile, visto che siamo già alla seconda generazione di prodotti vincenti.
Ma la storia che fa da spina dorsale alla corsa di ieri è quella di Federico Arri e di Calliope da Clodia, accoppiata nata all’ultimo momento quasi, visto che ancora a fine luglio doveva essere un altro il soggetto ingaggiato da Moncalvo. Poi si sono mischiate in maniera inaspettata le storie degli uomini e dei cavalli, Arri che già aveva portato il Comune in finale lo scorso anno, arriva al palio con Calliope da Clodia, reduce dalla vittoria a Fermo a metà Agosto, dopo essersi ristabilito ad Asti e aver lasciato Siena.
Federico Arri, affinato come fantino alla scuola di Vescona, talento da sempre negli occhi di chi sa riconoscere i fantini, viene da anni complessi, in cui tra incidenti, cambi di scuderie, ingaggi saltati sembrava aver perso un poco il filo di una carriera promettente, salvo poi vederlo in rare occasioni, non è mai stato un grande presenzialista delle corse in provincia negli ultimi anni, fare delle prestazioni di qualità, l’ultima a Bientina a metà luglio per il Puntone, una storia che aveva dentro da compiere con una promessa fatta tra ragazzi. Per alcuni troppi caratteriale, per altri poco tenace, sempre raffinato a cavallo, mai espresso e rivelato fino in fondo. Ma forse la verità sta qui dentro, e altre storie, quella di Gingillo per citare la più recente, ce lo dimostrano. Serve non solo la propria convinzione ma anche l’appoggio e la fiducia di chi sta intorno, Soprattutto ai ragazzi più giovani che di spazio ne hanno sempre meno.
Ad Arri forse è servita una realtà che, quando a un mese dal Palio si è trovata senza soggetto, ha comunque creduto in lui mettendogli a disposizione un cavallo per di più di qualità assoluta. Sono servite le delusioni di questi anni passati, le incomprensioni e le scelte fatte, sia giuste che sbagliate. Ha vinto un gran Palio, mettendo in fila accoppiate importanti, conducendo la corsa senza mollare, senza timore. Calliope era la più bella al canape, con lo sguardo vispo del cavallo che non aspetta altro che di correre. Il Palio di Asti è straordinario per questo, perché succede a volte che vince chi si aspettano in pochi.
Un anno e mezzo fa al Verrocchio Federico Arri raccontò che il fascino del mestiere di fantino sta nel lasciare il segno nelle vite degli altri. Ieri sera il segno non lo ha lasciato solo in uno dei Palii più importanti, quello della sua città, dove è nato ed è cresciuto, ma soprattutto e prima di tutto nella sua vita. E ce lo ha raccontato con quelle lacrime incredule che hanno bagnato il giubilo di Moncalvo e la corsa di Calliope da Clodia.

Eleonora Mainò

Credito fotografico: HLM PHOTO , un ringraziamento speciale a Martina per questa prestigiosa immagine .

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