Shishi, amico massigiano

È vero, quando qualcuno se ne va in questa piccola ma grande comunità del Palio è spesso un dolore condiviso da molti, e le righe qua sotto rischiano di sembrare qualcosa che con questo nostro progetto possono essere poco in linea. Ma Shishi per Johara e me va di diritto tra le persone che ci hanno insegnato ad amare, molto, il Palio di Fucecchio e soprattutto le sue dodici Contrade e dedicargli queste parole è non solo un ricordo personale di un amico che non c’è più ma anche un omaggio ad un mondo che insieme a lui amiamo.

Cara Jo,
come è complicato ora scrivere, come mi fa paura questo foglio bianco che non va né avanti né indietro. Rimettere insieme le parole di questi anni è adesso un’emozione dolorosa, perché ho la sensazione che il destino abbia lasciato a metà troppe cose, progetti, idee, incontri.
Con Shishi te avevi un rapporto molto più stretto vuoi per carattere, vuoi perché come gli dicevo ogni anno per la sagra: “finché non mi avvicini Massarella alle mura come fo a venire? “.
Shishi è stato da subito per noi una delle nostre voci di riferimento anche nei momenti di scontro e confronto più difficile, perché aveva voglia di sapere e conoscere, perché non ce la faceva, no proprio non ce la faceva a non farci sapere ogni volta in ogni conversazione quanto fosse forte il suo orgoglio di essere massigiano, e quanta la sua fierezza di essere parte di un mondo così ricco, così genuino. Shishi era questo ed è stato questo negli anni per me, un mondo diverso dal mio che a volte ho anche invidiato per quell’ amore profondo e pulito per la sua storia che poi era la sua famiglia che poi era il suo paese che poi era la sua bandiera.
Con un pensiero fisso, che la sua Massarella fosse sempre più bella. Ma Shishi aveva anche quel pizzico (grosso) di follia creativa come piace a me.
Quella passione vera di cui tanto abbiamo scritto e raccontato e che si portava addosso, per Massarella, per il Palio di Fucecchio.
Visionario, di quelli che sognano in grande per non accontentarsi, rivedo ora come le stessimo scrivendo adesso le nostre parole a volte deliranti su come sarebbero potute essere alcune cose nel futuro. E la sua gioia dopo questo nuovo Gran Galà, quando gli ho detto che i suoi tamburi avevano suonato, per me, meglio di tutti; era come gli avessi fatto una carezza sul cuore.
Eccolo che mi viene incontro alla partenza della sfilata, con quel sorriso giusto che si deve avere il giorno del Palio, il sorriso felice di chi sa che sta vivendo il giorno della festa.
Questo per me rimane il più grosso suo insegnamento, prendere il Palio come una cosa seria ma sapercisi divertire dentro, guardare molto oltre senza dimenticarsi da dove si viene, per me era così, scanzonato ma costruttivo. Uno che ti faceva venire la voglia di fare le cose insieme.

E tanto altro, moltissimo altro, difficile in queste ore aggiungere qualcosa in più a quello che i suoi, tutti, hanno scritto e detto per lui, le lacrime vere, quell’amicizia che è più amore che altro, lo sanno bene le sue bimbe (citte gli dicevo io) e tutti da Ferrero e Alildo in poi.
E mi sembra di scrivere senza senso, ma so che mi capisci, perché questa sarà una mancanza pesante.
Nei cavalli si parla di categorie, Shishi aveva la qualità della categoria.
Aveva la qualità di chi non lascia mai il posto che ha amato tanto gli è penetrato dentro.

Cara Ele,
hai visto quante persone venerdì mattina in chiesa? Massarella sembrava stretta in un grande abbraccio. Questo è il senso di comunità che lui amava, questo è il significato di contrada che lui aveva fatto suo e metteva in ogni gesto.
Di questi tempi, da ormai qualche anno, c’era sempre questo scambio di battute tra me e lui. Io gli dicevo: “Quest’anno per il Palio farò poco, forse niente”. E lui mi rispondeva: “Lo dici tutti gli anni, poi fai sempre qualcosa. E lo dico sempre anche io, ma come si fa? Quest’anno abbiamo tanti progetti, poi vedrai”. E puntualmente ci trovavamo in buca per le corse, in piazza Vittorio Veneto, al Parco Corsini e in piazza Montanelli. Sempre. Sarà strano non vederlo più la mattina della sfilata mentre passa con lo sguardo attento e controlla che tutto proceda come deve. Oppure su in piazza, durante il Galà o il Palio in Gioco mentre guarda tutto da fuori. Ecco, lui era così: mai sul palcoscenico, sempre fuori ma in ogni cosa. Nessuna smania di apparire, solo il desiderio di fare la cosa giusta. Per gli altri, ma anche per se stesso perché era questo che lo rendeva felice.

Lo scorso anno era così orgoglioso della sartoria inaugurata a Massarella, aveva gli occhi che brillavano. E poi il Gran Galà che lui sognava di far crescere ancora invitando altri gruppi musici e sbandieratori dalle manifestazioni di tutta Italia. Avrebbe voluto renderlo competitivo, ma “sai poi che polemiche”. Eppure, se mai decideranno di creare un premio per il Galà, spero che porti il suo nome.

Aveva una grande capacità Shishi, quella di capire le persone e saperle apprezzare per quelle che sono. Non sopportava i disonesti e credeva nei giovani. Ci credeva così tanto che era diventato una vera e propria guida per quelli della sua contrada e non a caso, perché tra un prosecco e una battuta era in grado di dispensare dei grandi insegnamenti. Anche a me ha dato degli ottimi consigli, uno in particolare, e quando arriverà il momento lo metterò in pratica.

Ci sono persone che vediamo ogni giorno perché siamo obbligati ma anche persone di cui ci circondiamo volutamente e che valgono davvero poco. Dovremmo riuscire a capire in tempo chi sono le persone con cui vale la pena passare qualche ora in più perché a volte ci vengono strappate ed è troppo tardi. Ma non impareremo mai, pensiamo che ci sia tempo e rimandiamo.
Penso che possiamo solo ringraziare Shishi di essere stato in questi anni un riferimento importante e un amico vero, di aver condiviso con noi speranze e sogni di un palio migliore, sempre più bello e importante.
In questi giorni tante persone hanno scritto di lui, per alcune il dolore da affrontare è davvero un macigno ma sono certa che con il tempo questa mancanza si farà presenza e ripensare a Shishi sarà un conforto.
Lo sarà perché l’immagine che noi tutti abbiamo è un’immagine pulita, sincera, genuina di un grande uomo.

Eleonora e Johara

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