Buti. San Rocco, cuor di Leone

Ci sono 365 giorni tra l’arrivo di Bomario da Clodia in  San Rocco con Gavino Sanna e quello sempre in San Rocco, sempre con Gavino Sanna e Qui Pro Quo.
E  l’analisi  della corsa di ieri non può che partire da quella del 2018.

Buti si conferma un gran palcoscenico per i mezzosangue, chiede molto e a considerare i mezzosangue che lo hanno vinto premia l’esperienza di provincia, quei cavalli che hanno sbattagliato da tempo e che ormai non fanno più una piega. Come Qui Pro Quo, che si forse non era il migliore assoluto del lotto, ma era quello che considerata anche l ‘accoppiata nella sua totalità aveva in partenza anche prima dell’ estrazione delle batterie qualcosa in più.
Quel qualcosa in più ieri è stato  Gavineddu, meno cavaliere e più fantino, si aggiusta la mossa della finale a proprio vantaggio, spende meno il cavallo in batteria, sembra sempre più completo, chiude un anno e ne apre contemporaneamente un altro con naturalezza e merito e vince contro avversari di qualità.
Con il giochino dei se e dei ma sarebbe stato interessante vedere Violenta da Clodia in finale senza quell’imprevisto della batteria che si è corsa da sola, ci sarebbe piaciuto finalmente  un guizzo finale vincente di Umatilla, a cui invece questa caratteristica sembra mancare, ma appunto il Palio lo fanno le accoppiate e San Rocco aveva ancora una volta scommesso sulla più completa, un cavallo che sa guadagnare i primi metri in maniera fulminante tanto poi da rendere molto difficoltoso poterlo riprendere.
Pievania ed Ascensione possono rimproverarsi poco, Fenu per il secondo anno di seguito torna in finale , Monteriso esordiente agée e di lusso ci delizia con un mestiere che ha radici profonde, ma il Palio non sempre premia solo l’impegno o la raffinatezza, anzi a volte più si cerca qualcosa nel Palio e meno si riesce ad agguantarla.
Certo al solito il peso piuma di Gavino aiuta  quando la pista inizia a salire, ma dietro questo nuovo successo non si può non voler vedere un progetto. I ragazzi di San Rocco li abbiamo, come tanti altri, incontrati sempre. Ovunque, la squadra di Eddy Leone è compatta e a lui va riconosciuto il merito al di là delle due vittorie di questi due anni di averlo visto in giro sempre con i suoi uomini fidati ma anche con volti nuovi, ogni anno qualche ragazzo o ragazzino in più inserito nel team, a cui insegnare come si mastica di cavalli e fantini, come si fa il Palio ma anche come si porta avanti la contrada.
E gli va riconosciuto il merito come con Bomario lo scorso anno di non aver avuto paura a scegliere un cavallo a cui era convinto si dovesse dare l ‘occasione di vincere il Palio di Buti. La sinergia con scuderia Anselmi sappiamo essere stata importante, ma ormai lo abbiamo imparato il motto di San Rocco è non lasciare niente al caso.
Per le altre Contrade si apre da subito lo sguardo al 2020, sembra impossibile già da ora non prevedere dei cambiamenti, sia per i cavalli che per le monte, inutile girarci intorno quando si perde, quando non si va in finale quando ci si fa vedere poco o nulla la delusione è forte, al di là del fatto che i cavalli non sono automobili, ci è mancato non poter vedere Ribelle da Clodia.
A Buti questi anni ci hanno fatto vedere come non  serve solo un cavallo eccezionale, il Palio dei mezzi prevede e richiede molto di più, e forse anche un pizzico in più di politica, sia a terra che a nella lettura della mossa al di là della scelta di un fantino leggero. Di sicuro un Palio più studiato e meno sbandierato, quello in sostanza di Eddy Leone e dei suoi ragazzi.

Eleonora Mainò

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