Quella faccia po’ così : Andrea Chessa

A pochi giorni dall’inizio delle corse in Provincia della stagione 2019 le parole di Andrea Chessa detto Nappa II. Insieme a lui, Samuele Sampieri.

Andrea Chessa, sardo di Orosei, ha un’espressione che lo fa assomigliare più ad un fantino degli anni 70 che del 2000, uno sguardo da cui è difficile cogliere uno stato d’animo, una faccia, delle poche ancora da assassino, non solo nel senso che riconosciamo oggi a questo termine, quello del Killer, ma di quella generazione di fantini da cui in carriera ci si poteva aspettare tutto.

Viene da un anno, il 2018, che lo ha visto protagonista in luglio, nella Tartuca di una serie di mosse che gli sono costare una squalifica pesante, 6 palii.

“Ci potevano essere altri giubbetti, la Tartuca non era l’unica scelta, ma hanno avuto un peso le parole date nel tempo, nel Palio quando si spendono parole è come se ci si assumesse una responsabilità. Non dico che questo deve accadere a prescindere, contano anche i soldi, nessuno di noi sceglie per rimetterci, ma la decisione di correre nella Tartuca è frutto di un bilanciamento tra i rapporti che si erano tenuti e l’offerta. Se mi aspettavo una stangata così? No. Questa decisione della giustizia paliesca certo mi mette davanti ad anni in cui amministrare la mia carriera ed il mio lavoro sarà un impegno non facile, ma il Palio, quando lo si sceglie, si sa che dentro ha quella componente di incognita e di fortuna con cui si rischia di dover fare i conti. Io dovrò farceli. Mi devo rimboccare le maniche. Faccio parte di quel gruppo di fantini che quando vengono chiamati, a Siena soprattutto, ci viene chiesto qualcosa, ci viene data una opportunità, da cogliere che ha un prezzo alto, ma sarebbe una bugia se dicessi che non avevo dato la mia disponibilità a un ingaggio-incarico di questo tipo“.

 

Andrea Chessa fa parte di quella schiera di fantini spesso ritenuti “scomodi”, per più motivi, ma nello stesso tempo gode della stima professionale di uno zoccolo duro che lo ritiene un ottimo allenatore ed un fantino capace, sempre “tirato“, soprattutto nell’interpretazione di situazioni difficili ma anche di soggetti complicati.

Dopo un inizio di carriera in cui vittorie e soddisfazioni non sono mancate e un periodo successivo più buio, due anni fa si è come riaffacciato in maniera importante in Provincia, ritornando alla vittoria a Bomarzo, a Bientina, rientrando a Fucecchio e mantenendo sempre alti i propri livelli in Provincia.

“Dico una cosa ovvia, ma sono i cavalli a fare i nostri successi. A me piacciono i cavalli da sfidare, quelli su cui il lavoro da fare per adattarcisi e farli adattare a me è un’impresa, cavalli da ‘ravversare’”.

Nella sua carriera Andrea Chessa ha un cavallo così del cuore, impossibile non nominarlo: Bonantonio da Clodia. Il loro incontro risale agli anni passati a Scuderia Fioravanti.

“Era una Ferrari senza freni e senza sterzo, ci siamo studiati ogni mattina insieme fino a che non ci siamo abituati l’uno all’altro. Con lui ho vinto Feltre e Ferrara, rimane il mio preferito di sempre, non solo perché un cavallo che va così forte non l’ho ancora visto, non solo per le vittorie ma perché era il prototipo del cavallo che mi piace. Quello con cui sfidarsi”. Agli anni di scuderia Fioravanti Andrea Chessa deve il suo rapporto odierno con Giuliano e Samuele Sampieri, i proprietari che ha oggi.

Con loro il percorso per la stagione 2019 sarà incentrato soprattutto sul Protocollo, grazie a Tornada, Tempesta da Clodia, Yoghi da Clodia e Uan King.

“Quest’anno si investe sul Protocollo” esordisce Samuele Sampieri.

Una scelta atipica se si pensa che a presentare questi cavalli sarà un fantino che poi non potrà montarli nemmeno per le batterie

“Se arriveremo in fondo al percorso certo dovremo poi scegliere chi dovrà montarli in Piazza, ma Morciano e Monticiano rimangono comunque una vetrina importante, a cui guardano anche tanti dirigenti dei palii di fuori, saranno comunque occasioni preziose anche per Andrea visto che da maggio in poi si snoderanno tante situazioni in Provincia. “ Con Sampieri, scorrendo i nomi dei soggetti di proprietà impossibile non entrare nel discorso Narduzzi Da Clodia.

“Se si parla del Palio di Siena ancora I da Clodia devono far vedere se e come avranno un futuro, per quello che riguarda la provincia non ci sono dubbi. Certo non sono cavalli economici, ma i prezzi adesso sono alti sia in Sardegna che in Francia, paese dove a mio avviso si sta spostando l’attenzione dei proprietari anche in maniera poco motivata. Rispetto alla Sardegna la scelta da Narduzzi offre qualcosa in più sia in termini di tempo per andare a guardare  i cavalli sia per il fatto che la ricerca sull isola rischia di essere spesso più dispersiva e nulla se soprattutto non si hanno contatti approfonditi. Ancora i da Clodia offrono una qualità e una categoria che me li fa preferire. Chi sceglie i cavalli? Ovviamente il parere di Andrea è importante, ma te lo ha detto a lui piacciono quei cavalli con cui c’è da fare un percorso, che magari costano un poco meno ma con cui bisogna confondersi, l’ultima parola poi rimane la nostra, però adesso te lo dico io il mio cavallo del cuore, Quattro Mori, il primo cavallo che ci ha fatto comprare Andrea, un cavallo dal nome magico che ci ha tolto davvero tante soddisfazioni.”

La sintonia tra i due è evidente, per Chessa, come per altri colleghi, l’importanza di proprietari appassionati è un bel punto fermo ed una bella sicurezza non solo economica ma anche per assicurarsi di fare la provincia soprattutto in un momento così dove una certa generazioni di fantini sta subendo l’ingresso nel giro dei pesi piuma. A questa fase forse si lega anche la sospensione di alcuni rapporti forti che Chessa ha tessuto in questi anni, come Porta Romana a Castiglion Fiorentino, come il legame con Borgonovo a Fucecchio o la sua storia nel Palio di Ferrara.

“Adesso è così, dovremo vedere come si evolverà questa situazione, certo per me come per altri, quelli cioè che si sbattaglia in provincia da anni  ci dobbiamo fare i conti, per adesso per il 2019 io ho sicure Bientina e Feltre, siamo a marzo tante cose dovranno accadere, tante piazze si aggiusteranno via via.

Ad ora a Asti non monto, nonostante la finale conquistata lo scorso anno con un’ottima prestazione (con Uan King, un cavallo di scuderia che ha dimostrato un’ottima attitudine per piazza Alfieri ndr ); ma anche lì quest ‘anno il Palio sarà diverso, inutile dirlo che chi come me è fuori spera di poter correre il Palio dei Borghi e dei Rioni. Per il resto farò tutto, devo fare tutto, partendo dalle corse qui in zona, poi Bomarzo, Fucecchio e tutto il percorso della provincia fino anche a Montagnana.

A Bientina ci poteva essere qualche altra opportunità ma il rapporto con il Villaggio era da tutelare sulla base di accordi presi nel tempo e lì sono rimasto. A Feltre ci sarò ma non so ancora con che compagno. Poi quest’anno faremo la Sardegna, cercheremo un periodo, compatibilmente con gli impegni dei cavalli, in cui scendere e fare un paio di Palii, ma nemmeno poi tanto per i montepremi quando vai li già muoversi è una spesa grossa ma sono corse in si può fare bene e divertirsi, quindi le faremo.

Mi piacerebbe tornare a Castel del Piano, ci sono stato solo una volta ed è una di quelle piste che vedo congeniali per le mie caratteristiche. Poi vediamo cosa si muoverà da Fucecchio in poi, dove forse ancora le cose non sono del tutto ferme. Due anni fa lì sono stato sfortunato, con Notti potevo tranquillamente andare in finale. Li ho avuto anni in cui sono stato nel dimenticatoio e anni in cui invece andavo per la maggiore. Ma questo è un mestiere è così, se no sei uno di quei 5 /6 nomi che hanno il posto sicuro un po’ ovunque”.

Come si vive una professione del genere, senza sicurezze?

“Così, casa-lavoro, lavoro – casa, tutti i giorni, come tutti noi, cercando ognuno di noi di essere più bravo di tutti gli altri“.

Andrea, per costruire una stagione quanto conta la Provincia?

“Poco, o conta raramente. Nel Palio di oggi conta la politica soprattutto. ”

A fronte di questa squalifica importante a Siena, di cosa hai paura per il futuro della tua professione?

“Io ho paura solo della sete e della fame“.

Eleonora Mainò

Credito fotografico: Luca Lippi

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