Carlo Sanna, il mestiere di fantino

Carlo Sanna ha appena compiuto 30 anni eppure ci sembra adulto da quando è arrivato a Siena forse perché, a differenza della maggior parte dei suoi colleghi nati oppure cresciuti qui fin dalla adolescenza, è uno dei pochi ad essere arrivato qui non più ragazzino, a 24 anni.

E da subito Sanna, diventato da lì a pochi mesi Brigante, ha come diviso l’opinione pubblica del settore Palio tra chi in lui ha visto da subito il fantino del futuro e chi invece ha sempre pensato che Sanna un big non lo sarebbe mai diventato.

Forse dei suoi colleghi contemporanei solo Bartoletti può vantare di dividere così le opinioni dei senesi.

“Forse dipende dal fatto che sono arrivato senza dover imparare il mestiere di fantino, avevo già la mia esperienza e la mia professione e soprattutto anche in Sardegna sono stato sempre uno che si è messo in gioco facendo di tutto, dalle corse a pelo, alle regolari ai rodei. Quella primavera poi anche grazie a Gingillo da cui stavo a lavorare montai tanto, anche cavalli molti buoni e anche quelli meno buoni, facendomi vedere parecchio, forse era normale con un provincia così creare da subito molte aspettative”.

E Carlo Sanna al primo Palio corso dal canape al primo San Martino quelle aspettative sembra placarle tutte, solo però fino alla prima curva.

“lo rifarei come allora quel primo Palio, senza cambiare nulla, se non quella dose di fortuna che mi è mancata in quella occasione e altre volte. Ma ancora non ne sapevo nulla o comunque troppo poco del Palio, per me era ancora una corsa di cavalli, almeno fino al primo che ho corso. L’ho capito dopo che il Palio è tutto meno che una corsa di cavalli, che è qualcosa in cui non basta l’allenamento, la preparazione, il miglior cavallo, il coraggio e che nel Palio ci vuole anche parecchia fortuna”.

Carlo Sanna nel 2017 a 28 anni ha vinto il suo primo Palio, nell ‘Onda su Porto Alabe e dopo quella vittoria molti si aspettavano un 2018 importante da lui che invece non è arrivato.

“Appunto, il Palio è questo. Chi sceglie di giocarci lo impara. Il 2018 poteva essere diverso, anche io mi aspettavo qualcosa in più ma funziona così. C’è una scala di valori sia per le Contrade che per noi, chi può scegliere o è scelto per primo ovviamente punta alle situazioni migliori, c’è poco altro da dire se non che il Palio non possono vincerlo tutti ma che bisogna esserci a correrlo sempre, anche quando il cavallo sai che non potrà permetterti troppo. Nel Palio bisogna esserci, non solo per una questione di equilibri ma perché fino al terzo bandierino non puoi sapere cosa succede.

Certo il desiderio di tutti è di essere nella fascia di chi sceglie per primo, ogni Contrada ha la sua scala di fantini e per qualcuno puoi essere la prima scelta per altri la terza, questo spesso è soggettivo, cioè al di là delle prestazioni precedenti, e dipende da che tipo di rapporto si è riusciti ad instaurare; a volte è  proprio il valore di questi rapporti che ti porta a certe scelte magari che sembrano inspiegabili o comunque meno spiegabili alla gente o che addirittura sembrano più comode, ma almeno per me è così, quando c’è da scegliere vale ancora quel discorso di dare ed avere, al di là dei soldi, quando le persone ti stanno vicino per molto tempo, rispettano la parola, è giusto premiarle con una scelta. Mi piace fare il Palio così.

Mi piace pensare che il Palio si deve fare così, che sia un gioco in cui si prende e si dà”.

CARLO Sanna non è un chiacchierone, va ascoltato con gli occhi, con lo sguardo va lontano e a tratti ti permette di entrare nel suo mondo : “Mi piace questo lavoro ne sono INNAMORATO, e vivo con orgoglio il ruolo di fantino del Palio e penso che bisogna difendere questo ruolo sempre, anche a marzo in provincia. Non solo quelle due volte l’anno quando per noi arriva l’esame; anzi esserlo solo allora può essere inutile, o troppo tardi. Questa professione va costruita così, mangiando prima la polvere e poi respingendola e poi difendendo sempre il ruolo perché la fila di quelli che ci provano è lunga, perché fare il Palio non è cosa da tutti e noi che lo facciamo dobbiamo comunque dimostrare sempre ovunque di essere in grado di poterlo fare, in situazioni complesse, con giubbetti pesanti o nelle corse in provincia.

Il Palio nel tempo anche in questi miei anni di esperienza è diventato e diventa sempre più complicato, non è impossibile rivincerlo ma non è nemmeno facile. Poi arriva il giorno dopo, quello dei se e dei ma, quello del silenzio oppure come quello del 17 agosto del 2017 quando ho capito fino in fondo cosa è il Palio per voi. Ma. Il Palio è così, se non lo vinci, al di là della fortuna o della sfortuna, vuol dire che hai sbagliato”.

Carlo Sanna abbiamo imparato anche a conoscerlo per la sua tribù, nei giorni di Palio, gli amici che arrivano dalla Sardegna, i suo tre bambini che vivono i 4 giorni.

“Mi piace far vedere cosa è la Contrada, i miei amici sanno come comportarsi e per i bambini è un grosso insegnamento. Gli ho spiegato che finché il babbo corre non posso essere di nessuna Contrada ma voglio che vedano cosa è. A Siena il mondo è diverso e voglio che lo vedano; qui siete ordinati anche da piccini, anche quando i ragazzini nei giorni di Palio stanno per la strada sanno fin dove possono muoversi, sapete cosa potete o non potete fare e ve lo insegna la Contrada, dove c’è il momento del gioco e quello dell’impegno, dove vi insegnano come comportarvi con gli adulti. È una bella lezione di vita.  Anche se solo per 8 giorni l’anno. ”

Carlo Sanna nel 2018 ha corso il suo primo Palio di Fucecchio: “Peccato, ho aspettato tanto il debutto in Buca e poi nulla… Cosa mi rimane? Il dispiacere per come è andata, la sicurezza di aver difeso i colori che portavo e l’onore di aver avuto contro in quella maniera il Bruschelli,  è stato un Palio vero, lo hanno onorato tutti i fantini. ”

Oltre le mura di Siena oltre Fucecchio oltre il Palio vinto a Castel del Piano ci sono Legnano ed Asti.

“Legnano è un terno al lotto con i puri, alla fine si arriva al Palio senza avere davvero la percezione dei cavalli e di cosa saranno in grado di fare, su Asti ci sto lavorando per la scelta del soggetto.”

Il tema cavalli è qualcosa di molto caro a Brigante” ci investo tanto, la priorità è farli stare sereni, qui da me si monta senza frusta in allenamento e si cerca di adattarsi a loro non a farli adattare a noi, questa è la regola. Di tutti il re è Quan king, la nostra storia è particolare, diciamo che ci siamo trovati ed insieme abbiamo scommesso sul futuro, mi ha dato tanto, anche senza me sopra, e mi ha reso indietro tutto quello che gli ho dato io. “

A 28 anni Luigi Bruschelli vinse il primo palio a 30 il secondo dando inizio a quella serie di vittorie che tutti conosciamo.

È la seconda vittoria il desiderio che hai espresso per i tuoi 30 anni?

“Mi sono chiesto cosa posso fare, so il Palio è la mia strada, so che voglio vincere, devo ancora dimostrare tanto, da qui a luglio il percorso sarà breve ma intenso, credo dopo dieci Palii di avere preso le giuste misure, ma Siena è diversa, qui non sempre è possibile crearsi l’occasione se a monte non parti con la possibilità di creare una accoppiata importante, spero e voglio che quest ‘anno sia il momento giusto per diventare davvero grande in Piazza del Campo.“

Eleonora Mainò

Credito fotografico: Luca Lippi

 

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