Il silenzio di Sunto

Sunto al momento non pubblica più.

È un dato di fatto.

Non è nemmeno più
accessibile il suo formidabile archivio.
Potrebbe sembrare strano in un blog scrivere di un altro sito, ma è così.
Di Sunto, ammettiamolo, chi scrive di Palio è comunque figlio, legittimo o no, riconosciuto o meno.
Perché in quel modo è stato il primo, e per molto tempo rimarrà l’unico.
Tutti ( credo di dirlo con ragione) gli abbiamo sempre invidiato molto, la capacità indiscussa di documentazione, quel modo di fare satira pungente, quella creatività nel creare la numerosa schiera di personaggi che ci ha accompagnato in questi anni.
Loro ci mancano come ci manca Sunto. 
Perché lui, Sunto manca anche a quelli che lo hanno attaccato, che da lui si sono difesi e che hanno storto la bocca grazie a lui.
Illuminante, puntuale, abile, ci ha fatto compagnia in questo tempo creando una sorta di fiction, una Beautiful  sulla pietra serena in cui ognuno dei protagonisti aveva il suo nomignolo, anzi ci sono stati momenti lunghi in cui non meritare un qualsiasi appellativo da Sunto voleva dire di contare il giusto
E questi personaggi sono entrati a far parte della nostra quotidianità, che fossero sindaci, dipendenti comunali, mogli di fantini, dirigenti di Contrada.
Polemico, sempre pronto alla critica,mai improvvisato, a volte piccoso, a Sunto va il merito di aver arricchito il nostro vocabolario con termini di cui è impossibile dimenticarsi, dagli annusi ai trotterelli, dal sottobosco, ai capitanini, fino allo scimmiottamento, una terminologia a cui ci siamo tutti affezionati e che in pubblico  o no abbiamo usato, perché ormai entrata quasi  di diritto nel nostro vernacolo.
Impossibile dimenticare quei lunghi anni in cui in ogni ufficio su ogni scrivania il primo controllo sul pc della mattina era su Sunto, salvato sempre tra i preferiti.
Più povera una città in cui si controlla per prima la posta elettronica e non inizia più quel balletto di messaggi commenti e link sull’ultimo pezzo di Sunto.
Come era abituale il gioco, passando davanti a bottega, di buttarci dentro lo sguardo per intravedere questo o quel dirigente, perché da Sunto si sono affacciati in tanti, quasi tutti.
Un peccato non poter continuare a ricercare almeno nel suo archivio questi 19 anni di sito, che poi sono la storia parellela di questa città e della sua festa, raccontate con puntualità, scetticismo e spesso al di là anche di quello che di Palio siamo abituati a leggere, perché si, Sunto ci ha fatto vedere come si può anche scrivere quello che di solito nel Palio rimane un si dice, basta averne la capacità, lui lo ha fatto, anche se a turno ha fatto arrabbiare un po’ tutti.
È  curioso come il suo abbandono della cronaca sia contemporaneo al declino dell ‘era Bruschelli, due epoche che se ne vanno in una volta sola.
Forse solo l’Imperatore potrebbe risvegliare il nostro Profeti con  il quattordicesimo Palio vinto, spingendolo ad un nuovo voto a suon di petti di pollo e a qualche cronaca dal reame di Vagliano.
Sunto come i grandi non ha scritto la parola fine, nessun editoriale di saluto, nessun commiato nemmeno dai tre famosi lettori, ha chiuso.
Così semplicemente.
Eleonora Mainò
Credito Fotografico: Paolo Fieni

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