Andrea Coghe, lo sguardo da Palio

Intervistare e raccontare Andrea Coghe non è semplice.

Di lui conosciamo molto, fin da quando era piccolino e chi è nel giro in questi anni ha avuto modo di seguire, chi da lontano chi da vicino, il suo sogno, perché lui, Tempesta, non ne ha mai fatto mistero, difendendolo anche in momenti in cui sembrava più lontano, spesso anche con quel modo di fare che ormai è una sua caratteristica: sfrontato.

Lo so, sembro presuntuoso. Ma è il mio modo di essere, cerco di non coprirmi, questo è un mondo in cui tutti si cerca di tenere le carte coperte, nel carattere almeno cerco di essere sempre me stesso, e chi poi ha voglia di capirmi sa che l’apparente presunzione è schiettezza, magari brusca e cruda ma schiettezza. ”

Insieme ad Andrea c’è un mondo fatto dalla sua famiglia, Monica, Claudia e Massimo, ” a lui devo l’amore per Il lavoro, e soprattutto l’insegnamento a saper ingoiare i bocconi amari e sopportare la fatica”, e Camilla “il valore aggiunto, quella che ci ha creduto più di tutti, quasi quanto me, il parere che conta, perché non essendo senese riesce sempre a osservare con più obiettività ogni situazione. Lei non si è mai mossa di un centimetro, anche quando tutto sembrava lontano e sempre più difficile.”

E Vittoria e Alberto, che arriverà tra pochi mesi.

Per Andrea Coghe il Palio Straordinario è stato una vera Tempesta, specchio perfetto di un soprannome che assomiglia davvero a questo ragazzo.

“Dopo le speranze di montare a luglio ed agosto svanite, arrivato a settembre ci sono state giornate in cui rimettermi a lavorare su di me è stato pesante e faticoso; alcune mattine la voce dentro di me sembrava sussurarlo” ma chi te lo fa fare, sei rimasto a piedi a luglio e agosto”, e ottobre sembrava prendere la stessa piega, tranne che per una sensazione mia, dopo la prova di Alessio Giannetti ero sicuro che la Tartuca fosse ancora aperta, certo c’era la voce di Trecciolino, ma qualcosa mi diceva che questa situazione poteva ancora muoversi… Finché non sono venuti a prendermi”.

Quando le sensazioni diventano certezze per Tempesta si aprono 4 giorni che visti dall’esterno sembrano tuttora non facili ma che lui prova a spiegarci.

“Non era un Palio che si prospettava comodo, avversaria in campo con buone possibilità, un cavallo considerato dalla maggior parte non una punta che però nello stesso tempo mi ha permesso di lavorare nascosto, di contro però da subito ho potuto lavorare nella più assoluta libertà decisionale nella gestione del cavallo grazie alla piena disponibilità della stalla e al confronto con i dirigenti, e ad un approccio scientifico al Palio tipico di questa Contrada, un ambiente serio ma dove si lavora senza farsi schiacciare dalla pressione”

Era una di quelle situazioni in cui davvero buttare il cuore oltre l’ostacolo, non ti nascondo che nelle ultime parole scambiate con il Capitano prima di uscire dall’ Entrone sono stato fin troppo onesto, ma avevo chiaro come cercare di ripagarli della fiducia correndo solo per noi e ci ho provato”.

Tempesta è convinto del fatto che sia stata la sua determinazione a convincere la Tartuca che lui, in quel Palio era l’uomo giusto per il loro giubbetto, un uomo di cui fidarsi.

E forse è davvero così, perché a sentirlo parlare il Coghino la tira fuori davvero la sua fame di Palio “è il mio pensiero fisso, ogni giorno, il Palio è la mia malattia. Ma te lo voglio spiegare meglio, per chi monta a pelo correre il Palio è il massimo, ma per me il Palio non è solo la corsa, è tutto, è Siena, il Palio sta dentro quei momenti come la benedizione del cavallo.  E dalla testa non mi esce, mai.

Ho un approccio carnale con questo gioco, quando sono da solo a cavallo immagino come potrebbero essere certe situazioni, io sono come quei cittini che al Palio ci giocano sempre.”

Andrea Coghe si trova quest’ anno in una situazione inusuale per chi di solito ha vinto l’ultimo Palio, la Tartuca sarà squalificata, quindi una possibile monta per lui che già va depennata almeno per il 2019, in più avendo vinto da scosso si trova in quel limbo strano in cui non è più un giovane semi esordiente ma nemmeno uno che, di fatto, ha alzato il nerbo, insomma una fascia professionale la sua in cui è necessaria una veloce  riconferma ” certo è particolare come situazione, credo che col Palio di ottobre si sia vista una maturazione sia tecnica che tattica, ma il prossimo 29 giugno sarà come quelli precedenti, nel Palio non ti regala niente nessuno ma nello stesso tempo  il Palio ti insegna a non arrenderti .Con lo Straordinario  a me ha fatto anche capire che è totalmente diverso da tutto, che proprio quando  ogni cosa sembra andare  storta in un attimo cambia volto, ed è lì che devi pigiare sull’acceleratore…

So che qualcosa ho fatto vedere ma che non è ancora abbastanza e forse non è mai abbastanza per chi come noi fa un lavoro a prestazione, so però di aver dimostrato che la motivazione dà il risultato, diciamo che adesso sono un apprendista del Palio. E che la motivazione è sempre la stessa, montare. ”

Poi il ricordo della corsa, la mossa, la caduta “nel Palio non esiste chi non sbaglia, si sbaglia tutti, chi poco o chi tanto, il Casato era il nostro punto debole si era visto anche nelle prove, certo avrei preferito non cadere e alzare il nerbo”

Tempesta racconta l’attimo della caduta lo sguardo a seguire Remorex la corsa sotto il palco dei Capitani col nerbo in mano, l’esplosione spontanea della gioia insieme all’adrenalina e alla rabbia, quegli attimi sulle spalle della gente “quelli per cui vale la pena di correre il Palio, quei momenti in cui è difficile trattenere le emozioni .”

Insieme a lui nella storia straordinaria del Palio di ottobre Remorex, un cavallo allenato da Massimo Columbu, due famiglie Coghe e Columbu legate da tempo,” mi ha fatto piacere vincere con un cavallo allenato da lui; Massimo è uno a cui spesso ci si approccia con dei preconcetti, va saputo prendere ma è un uomo di cavalli vero, alcuni dei suoi consigli sono stati preziosi il 20 ottobre, la nostra vittoria  è stata una sorta di ricompensa del Palio anche per lui. ”

Tempesta lo sa che adesso arriva il difficile, esserci di nuovo è la priorità, anche se è consapevole che ancora non può essere una delle prime scelte, nel suo futuro immediato vuole qualcuno che, come la Tartuca, lo guardi bene negli occhi, senza pregiudizio, per capire cosa vuole e cosa è capace di dare.

“c’è un ‘espressione particolare che hanno i fantini da Palio quando girano il terzo Casato, pochi metri prima di alzare il nerbo, uno sguardo inconfondibile.

Voglio avere quello sguardo.

Voglio alzare il nerbo”.

Eleonora Mainò

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